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Venti giorni, tanto é durata l’esperienza con i prodotti Seachem: certo non sono molti per comprendere a fondo pregi e difetti di un prodotto, ma secondo me bastano,  per  raccogliere alcune idee e stendere qualche riga. Una breve testimonianza, supportata da alcuni scatti perché si sa, la cosa migliore per descrivere i fatti, sono le immagini.

La vasca è stata allestita utilizzando come fondo Seachem Flourite black sand. Questo prodotto si distingue principalmente per la granulometria fine che lo rende adatto a piccoli acquari e facilita la piantumazione di specie molto esili quali Eleocharis spp., Glossostigma elatinoides ed Hemianthus callitrichoides. Come giá noto nella classica Flourite, anche la black sand non va lavata prima dell’uso e la normale nebbia che si crea al momento del riempimento non deve spaventare perché sparisce nel giro di 48 ore, in parte per deposizione delle particelle sul fondo. E’ comunque consigliato inserire nel filtro una discreta quantità di lana di perlon la quale consente una filtrazione piú accurata.
Ulteriore considerazione in merito a questo fondo riguarda il rischio compattamento: trattandosi di un’argilla piuttosto compatta, la probabilità che si verifichi tale fenomeno nel lungo periodo é minore rispetto a terre o substrati fertili che talvolta tendono a formare un orizzonte compatto.

I test a reagenti sono un valido supporto per la corretta gestione del proprio acquario, ma allo stesso tempo affidarsi rigorosamente ai valori espressi da questi prodotti, non consente di riconoscere e memorizzare eventuali sintomi che le nostre piante talvolta manifestano molto chiaramente.

Fatta questa breve premessa, passiamo all’oggetto in questione, il test NO3 proposto da Elos.

Il design è ancora una volta elemento specifico di questo prodotto. La confezione caratterizzata da sobria bellezza racchiude un kit elementare composto da reagenti, una provetta da 15ml, cucchiaino dosatore, istruzioni, scala colorimetrica e ovviamente una siringa graduata. Nulla di speciale, ma si apprezza la limitatezza degli elementi se messo a confronto con il kit NO3 di jbl dove, oltre agli accessori già citati compaiono anche una base e seconda provetta che viene riempita con sola acqua per un primo confronto cromatico con il campione analizzato. Elementi questi, che personalmente trovo futili non avendone mai constatato una reale utilità.

Tralasciando la modalità di preparazione, comune a maggior parte dei test in commercio, desidero spendere alcune parole in merito alla scala colorimetrica che presenta diverse tonalità relative alle concentrazioni di NO3: la quasi irrilevante differenza di colore corrispondente alle concentrazioni di 5 mg/l e 10 mg/l ne rende piuttosto difficile una corretta lettura. Sorge un ulteriore incongruenza quando i valori di nitrati sono prossimi ai limiti noti: nelle istruzioni viene precisato come la massima concentrazione di nitrati consigliata per la maggior parte degli acquari si aggiri intorno ai 20 mg/l, dato che però non viene riportato nella scala colorimetrica ma che, a mio parere, dovrebbe essere inserito, andando così ad offrire un maggior range di valori utili.

In chiusura vorrei aggiungere un consiglio a chi acquista questo genere di prodotti, qualsiasi sia la marca: una volta aperti cercate di utilizzarli piuttosto spesso evitando cosi di far invecchiare i reagenti. Nonostante vi sia quasi sempre presente una data di scadenza, bisogna considerare che questi prodotti sono soggetti a ossidazione, processo che comporta una variazione chimica dello stesso e di conseguentemente anche del valore del campione che si va ad analizzare.


Kokedama, una nuova frontiera per le piante?
A mio parere sono una soluzione estremamente efficace per determinate specie che trovano frequente collocazione nei nostri acquari: specie la cui piantumazione risulta talvolta difficoltosa, o il cui adattamento richiede tempi piuttosto lunghi. Uno dei vantaggi principali di questi curiosi "dischetti" si riflette nell'effettiva riduzione di stress post piantumazione di cui soffrono tutte le piante che andiamo ad inserire nel nostro acquario. Da circa 4 mesi sto coltivando diversi esemplari di Hemianthus callitrichoides ottenendo risultati davvero notevoli.
Se interessati all'argomento vi rimando ad una breve recensione scritta per
Rareaquaticplants




L'instabilità in una vasca é tipica nei primi mesi di vita e a ricordarlo, la maggior parte delle volte, sono le alghe che nelle loro diverse forme invadono senza pietà arredi e piante, donando all'acquario un aspetto che non é certo dei migliori e vanificando tanto lavoro effettuato a monte.
Le cause che portano alla comparsa di questi organismi vengono giustificate la maggior parte delle volte da un eccesso di nutrienti, ma ci sono situazioni, come nel mio caso, la cui soluzione al problema é stata proprio l'incremento di fertilizzante in associazione ad un antialghe, commercializzato dalla nota casa Easylife, ma non ancora venduto nel nostro paese. Si tratta di Algexit, prodotto dedicato al trattamento contro alghe verdi e bba.
Grazie alla collaborazione tra il forum Rareaquaticplants e la casa madre, ho potuto partecipare ad un programma di prova del suddetto prodotto, il quale mi ha permesso di risolvere, almeno in parte, il problema di un'infestazione algale che per la prima volta non ero riuscito a contenere con trattamenti convenzionali quali oscuramento, cambi frequenti ecc...
Per farvi meglio comprendere l'importanza del prodotto vi riporto la mia esperienza:

Le alghe comparvero a circa un mese dall'avvio della vasca: startup che inizialmente sembrava uno dei migliori mai avuti, con piante che reagivano con estrema velocità e vigoria. In pochi giorni tanta armonia venne cancellata da un'improvvisa comparsa di bba e filamentose, cosa che francamente pochissime volte mi era capitato, vista la particolare attenzione con cui tratto somministrazione di fertilizzanti in colonna e l'esperienza maturata con le terre ADA.
Dopo diverse ricerche e confronti con altri appassionati era sorto come la New Amazonia, diversamente dalle precedenti versioni, rilasci piú lentamente nutrienti, nello specifico azoto. La ridotta concentrazione di questo elemento, definito comunemente starter, lascia subito intuire come le piante incontrassero difficoltà nell'assorbire gli elementi introdotti attraverso il fertilizzante ADA Step1 (che notoriamente non contiene N e P), lasciando in tal modo banchettare un buon numero di alghe.
Nota la causa, era arrivato il momento di trovare una soluzione. Prima di aumentare la concentrazione di azoto era necessario debellare o contenere in qualche modo le alghe, che altrimenti avrebbero avuto la meglio sulle piante. Quindi su consiglio di Massimo Iannella, decisi di effettuare parallelamente la somministrazione con ADA Special lights (fertilizzante contenente Azoto), un trattamento con il sopra citato antialghe:
La casa madre consiglia un ciclo di 4 settimane con una somministrazione settimanale di 1ml/10l senza effettuare cambi d'acqua. Ció dipende dal genere di vasche per cui é utile rapportare il trattamento al "metabolismo" del proprio acquario, motivo per cui ho provveduto a effettuare dosaggi ogni 4 giorni, somministrando allo stesso tempo il medesimo piano di fertilizzazione di colonna che era composto da ADA Brighty K, ADA Step 1, ADA Special lights e Azoo Carbon plus.
L'aumento di metabolismo delle piante, in associazione al potere neutralizzante e inibente dell'antialghe ha permesso una ripresa vegetativa degna di nota, risolvendo un problema che altrimenti si sarebbe protratto per diverso tempo.
Ora, alla terza settimana di trattamento sembra che le piante si siano riprese molto bene e la quantità di infestanti é molto ridotta, ma non ancora scomparsa del tutto. Un'operazione consigliata a chi vuole fare questo genere di trattamenti é di debellare meccanicamente le piante e pulire gli arredi particolarmente infestati prima di iniziare il ciclo con un antialghe.



Perché si sa, anche l’occhio vuole la sua parte. Indubbiamente Elos l’ha capito fin da subito e questa filosofia è cucita stretta in ogni loro prodotto. Al di la della qualitá, la prima cosa che scatena la voglia di acquistare un prodotto di questa casa è l’aspetto estetico e la minuziosa cura dei particolari dedicata ad ogni loro articolo. Purtroppo non ho mai avuto il piacere di vedere gran parte della linea di persona, poiché in territorio friulano, che io sappia, non vi sono dei rivenditori autorizzati e questo è forse il motivo principale per cui non mi sono ancora avvicinato a questa casa; ovviamente molti penseranno che esiste anche l’e-commerce e hanno ragione, ma sapete com’è io sono ancora dell’idea che quando acquisto qualcosa, non so, ma ho il piacere di toccarla prima con mano.

Ho trovato interessante provare, un po’ per caso, in questo ultimo allestimento due, o meglio, tre prodotti:

Natural soil, medium size: si tratta di una terra allofana, paragonabile come colorazione e granulometria a dell’akadama, ma ovviamente di migliore qualità. La caratteristica più importante che posso evidenziare per questo fondo è che rende l’acqua cristallina nel giro di 24 ore, mantenendola tale costantemente. Rispetto all’ADA soil Amazonia avevo notato essere un pó meno setacciata e quindi temevo potesse conferire torbidità ma cosí non è stato. Evidentemente questo pregio è dato dalla particolare consistenza dei grani che si puó apprezzare prendendo in mano una piccola porzione e cercando di sgretolarla…La compattezza e il relativo peso specifico si rivelano ottime caratteristiche anche nella piantumazione, dove non ho riscontrato particolari problemi per specie esili come Cryptocoryne parva. In merito al potere fertilizzante, non ho potuto constatare alcun effetto direttamente collegato avendo utilizzato come fondo fertile il Tropica Plant substrate.

Elos Planta 1 e 2: è la linea base di fertilizzati proposti da Elos ed infatti si è rivelata non molto adatta per una vasca come la mia, densamente popolata di piante. Ho seguito le modalità e quantità suggerite nella confezione, ottenendo però dei risultati soddisfacenti solamente quando eccedevo il dosaggio prescritto. Come anticipavo, si tratta di due prodotti dedicati a vasche convenzionali, anche se il dosaggio settimanale a mio parere resta sempre un’operazione molto rischiosa. Una nota, anche se di relativa importanza, va alla confezione. Vista la qualità del design Elos, forse un contenitore piú “ricercato” non sarebbe male.

Siamo soliti pensare che il concetto di naturalitá possa essere associato a quello di semplicitá, ma in realtá...é un po' come osservare un orologio: inizialmente notiamo una cassa, due lancette e un cinturino, ma se lo analizziamo con attenzione scopriamo come in realtá, la perfetta unione di ingranaggi, lo trasformi improvvisamente in un oggetto particolarmente complesso.L'analogia con il concetto di acquario naturale sta proprio nella visione analitica e dettagliata degli elementi che vanno a comporre il layout. In particolare la maniacale attenzione alla cromia porta ad una continua ricerca di materiali tra loro complementari ma che allo stesso tempo creino quel contrasto che permetta di mettere in evidenza i diversi dettagli.Nel dettaglio i prodotti ADA, Nile sand e Aquagravel S e M.

PLANT NUTRITION+ : considerazioni

Dopo circa un mese e mezzo, dal precedente articolo sui prodotti Tropica, mi sembra doveroso riportare un resoconto sull’andamento della vasca in risposta alla somministrazione dei due prodotti precedentemente presentati.

Plant Nutrition+ capsules: l’inserimento nel substrato di queste capsule è piuttosto semplice, ma da effettuare direttamente con le mani o con pinze dalle punte spesse, poiché con le classiche a punta fine rischiano di scivolare e non affondare. Inoltre l’involucro della capsula non è molto rigido quindi bisogna porre un minimo di attenzione a non schiacciarle durante la manipolazione. In termini di resa ho notato una risposta delle piante, in particolare da parte dell’Echinodorus tenellus, già nella settimana seguente, attraverso abbondanti formazioni di stoloni e vigoria delle nuove foglie. Tale attività metabolica delle piante è stata evidente per circa un mese; successivamente è diminuita, facendomi presumere che evidentemente l’effetto delle capsule tende a terminare prematuramente rispetto a quanto portato nella confezione, dove viene assicurata una resa di 6-12 mesi. Le motivazioni possono essere diverse, una tra queste l’elevata densità di piante sulla superficie, oppure l’inserimento di una quantità minore di pillole rispetto a quella necessaria. A tal proposito mi sembra giusto riportare come da confezione, che una capsula copre un’area di 5x5cm in presenza di folta vegetazione.

Plant Nutrition+ liquid: Tra i due è il prodotto che preferisco. Come già citato si tratta di un fertilizzante settimanale, per cui molto comodo dal punto di vista applicativo ma, come leggerete in seguito, anche aleatorio.

Anche in questo caso, la risposta delle piante al prodotto è stata molto evidente, in particolare da parte delle epifite (Bolbitis, Microsorum e Anubias).

Ho iniziato con un dosaggio dimezzato, ma nelle settimane successive ho riscontrato un incremento di alghe che poteva rivelarsi preoccupante a medio termine. Per recuperare la situazione ho tagliato le foglie particolarmente infestate e oscurato la vasca per 3 giorni, ripartendo successivamente con un fotoperiodo ridotto a 5 ore e sospendendo la fertilizzazione per una settimana. Quindi ho diminuito la somministrazione da 5 ml a 3 ml (che è circa 1/4 rispetto a quella prescritta dalla casa). Il problema alghe é migliorato ovviamente, ciò nonostante non ero affatto contento di ció che era successo e ho cercato di capire quali potevano essere state le cause, senza addossare tutta la colpa direttamene al Plant Nutrition. Sono arrivato alla conclusione che le ragioni potevano essere molteplici e le cito in modo tale che voi, gentili lettori, non potiate ripeterle o per lo meno possano esser suggerimento per una visione dinamica e non statico (1 causa = 1 effetto) di un sistema quale l’acquario.

In primo luogo ho considerato il contesto della vasca: le piante presenti sono maggior parte a crescita piuttosto lenta, inoltre la situazione che si presentava prima di questo “test” era caratterizzata da un livello di nutrienti molto basso, il ché potrebbe aver condizionato il metabolismo delle piante, rallentandolo ulteriormente.

Quindi l’apporto improvviso di una grossa quantità di nutrienti mediante capsule e liquido potrebbe esser stato esagerato per le piante, non abituate evidentemente ad un carico tale.

Altra causa, che mi è stata fatta notare, è il carbone attivo che avevo in uno dei due filtri esterni ormai esaurito, il quale però potrebbe aver rilasciato i nutrienti accumulati precedentemente.

A conti fatti, una serie di errori hanno influito sulla resa del Plant Nutrition, quindi circa 15 giorni fa ho deciso dare un “rinfrescata” alla vasca, apportando una potatura generale piuttosto drastica, e ripartendo con un piano di fertilizzazione più ragionato e ovviando agli errori commessi.

In primo luogo ho frazionato la quantità settimanale consigliata di 12 ml circa (nel mio caso), in giornaliera, apportando 2ml di fertilizzante al giorno. Inoltre vista la scarsa quantità di potassio (presente in concentrazione dell’1,03% ) a mio parere, ho aggiunto quotidianamente 3ml di ADA Brighty K e 3 ml di Seachem Excel come fonte di carbonio ulteriore che a quanto pare aiuta a tenere sotto controllo le alghe.

A distanza di due settimane l’attività delle piante è migliorata notevolmente e le alghe sono presenti solo in tracce.

In definitiva, attualmente vengono somministrati 12 ml di Plant Nutrition a settimana, contro i precedenti 3 ml, con risultati molto soddisfacenti. E’ possibile quindi trarre delle considerazioni:

Il fertilizzante in questione è indubbiamente di ottima qualità, ma va utilizzato con attenzione. Probabilmente vista la tipologia di vegetazione avrei potuto usare la versione senza Fosforo e Azoto.

Un consiglio che mi sento di dare è quello di frazionare la somministrazione anche se non tutti i giorni ma ogni due, in modo da evitare un importante carico di elementi. Altro consiglio, dedicato però a chi possiede vasche spinte è quello di affiancare un apporto di potassio.

Un elogio va sicuramente al foglietto illustrativo molto chiaro, nel quale vengono precisati come sia importante iniziare la somministrazione a dosi dimezzate e la regolazione della quantità sulla base delle risposte delle piante. Inoltre viene citata la somministrazione giornaliera in piccole quantità in riferimento a piante in fase di crescita.

In conclusione penso sia doveroso fare delle dovute precisazioni. Quanto scritto sopra è una personale esperienza con i due prodotti Tropica, la quale però non deve essere assolutamente presa alla lettera poiché la breve analisi da me fatta non è basata su procedure sperimentali ben definite.

Inoltre è noto che ogni acquario è un sistema dinamico unico nel suo genere, quindi non è detto che le considerazioni da me riportate si possano ripresentare in altre vasche.

TROPICA PLANT NUTRITION+

In queste ultime settimane ho notato e mi hanno fatto notare, che le piante stanno iniziando a perdere vigore. Purtroppo l'aquasoil sta iniziando a perdere l'efficenza fertilizzante, quindi é tempo di reintegrare. A tal proposito, la mia curiositá verso i fertilizzanti Tropica e l'ulteriore opinione positiva da parte di una voce di rilievo nella comunitá acquariofila italiana, mi hanno portato all'acquisto di PLANT NUTRITION+ capsules e PLANT NUTRITION+ liquid.
Purtroppo per ora non posso portare nessuna esperienza, avendo iniziato ad utilizzarli sono pochi giorni fa, ma é mia intenzione in futuro diffondere opinioni in merito, magari in termini di tempi di risposta delle piante rispetto al dosaggio utilizzato.
Prima di iniziare questo piccolo "test" ho potato in modo evidente le Bolbitis, togliendo tutte le foglie troppo grandi, lasciando cosí spazio e luce a tutte quelle piú piccole, in modo da incentivare la formazione di una "chioma" piú omogenea e compatta. Analoga potatura é stata fatta al muschio, lasciando una superficie poco estesa ma ben consolidata ai legni.
Successivo passo é stato inserire nel substrato, in corrispondenza ai punti di maggiore necessitá, le capsule di Plant Nutrition+. Il giorno successivo ho inserito 5ml Plant Nutrition+ liquid (su 135 l netti), nonostante il dosaggio consigliato fosse 10 ml/100l. Il motivo é legato a molti fattori, prima di tutto perché non conosco il prodotto e ovviamente i dosaggi sono solo indicativi. In secondo piano, avendo aggiunto le caspule mi sembrava rischioso apportare ulteriore nutrimento in quantitá notevoli. Infine, leggendo nelle istruzioni della confezione, anche la casa consiglia di iniziare ad apportare gli elementi in dosi minori, incermentando nel tempo, cosa che ho particolarmente gradito ed evidentemente conferma la serietá dell'azienda danese.

ADA Power Sand: esiste un’alternativa?

L’allestimento di un fondo seguendo il protocollo previsto da ADA comprende l’utilizzo di due elementi principali, il Power Sand e l’Aquasoil, oltre ad altri prodotti accessori che per ora non vado a descrivere.

E’ mio desiderio trattare in questo testo del Power Sand e di una soluzione alternativa all’uso di questo prodotto.

Come da catalogo, il Power Sand è un fondo composto da Roccia vulcanica arricchita con sostanze fertilizzati e torba. Nella versione Special troviamo inoltre dei batteri liofilizzati (Bacter 100) e del carbone attivo (Clear super). La composizione è piuttosto semplice, quindi riproducibile con altri prodotti reperibili sul mercato con maggiore facilità.

Nei due allestimenti presentati precedentemente ho utilizzato una formula alternativa al prodotto sopracitato, ottenendo comunque ottimi risultati per quanto riguarda la crescita delle piante e mantenimento delle caratteristiche fisiche del substrato. La miscela è cosí composta:

  • Wave Master gravel: una ghiaia fertilizzata proposta dall’azienda Wave, composta da un materiale argilloso e poroso.
  • Carbone attivo: in questo caso la marca non fa differenze, l'importante è che sia un prodotto di buona qualità. Io ho usato il Wave aXorb.
  • Batteri liofilizzati: anche in questo caso non me la sento di consigliare una marca in particolare. Ho provato sia ADA bacter 100 che SHG RI AKTIVE, ottenendo con entrambi ottimi risultati anche per quanto riguarda la maturazione del filtro.

Unico elemento che contraddistingue la formula proposta è l’assenza di torba. Il motivo di tale scelta è legato all’utilitá relativa di questo elemento. Infatti, non apporta quantità di nutrienti capaci di fare la differenza, inoltre il rilascio di acidi umici conferirebbe una colorazione giallastra all’acqua, poco gradevole nel contesto di un layout adibito alle piante. Infine l’azione acidificante è contenuta se paragonata a quella dell’Aqua soil.

Ora, giusto per dar onore a chi se lo merita, mi sembra opportuno puntualizzare che quanto presentato sopra è un’idea che mi era stata proposta dal mio negoziante di fiducia Riccardo per l’allestimento della mia prima vasca con ADA (Breath). Visti i risultati, ho voluto utilizzare la stessa tecnica anche per il secondo allestimento, ottenendo come da aspettativa, un risultato piú che soddisfacente. Da non sottovalutare inoltre il risparmio economico riscontrato.

Questo articolo ovviamente non è volto a criticare le qualità del Power Sand, ma solo a mostrare soluzioni alternative, applicabili non solo alla filosofia ADA, ma anche alle proposte di altre aziende.

Ritengo che la ricerca di nuove soluzioni sia particolarmente stimolante in un settore come questo, ricco di variabili e in continua evoluzione. Si tratta di guardarsi attorno, studiare i prodotti, le loro caratteristiche ed usarle a proprio favore. Il mio desiderio con quanto scritto è quello di far capire al lettore che non deve fossilizzarsi su particolari concetti. Leggo spesso di gente che per avere una vasca “ADA” deve per forza acquistare tutti i prodotti dell’azienda. Ció non è assolutamente vero, in primo luogo perché non esiste uno stile ADA, successivamente perché si possono ottenere ottimi risultati con soluzioni alternative e con occhio verso il risparmio.